Siamo due traduttrici, il nostro compito è trasmettere un messaggio di una terza persona da una lingua A a una lingua B. Non possiamo esprimere neanche un minimo di soggettività, perché la nostra missione è “essere portavoci” di un messaggio, riprodurlo fedelmente affinché potenziali fruitori in lingua di arrivo possano comprenderlo. Oggi, però, vogliamo fare un’eccezione a questa norma, perché prima di essere traduttrici e linguiste, siamo Donne. Per una volta, vogliamo essere traduttrici di noi stesse, per dare voce a tutte quelle Donne che sono state e sono tutt’oggi silenziate dalla guerra e dalle violenze di tutti i giorni.
Vogliamo dedicare la giornata di oggi a tutte le donne e le bambine del mondo che hanno affrontato e stanno affrontando la guerra nei loro paesi. Ricordare è importante, educare al rispetto è importante, ed è forse l’unica cosa che potrà salvarci.
Il 24 febbraio 2022 la Russia ha attaccato l’Ucraina e, come in ogni guerra, le prime vittime sono state donne e bambine. Ancora una volta, nel ventunesimo secolo, a donne e bambin* viene strappato di mano il futuro, ed è davvero difficile e doloroso provare a mettersi nei loro panni. Quello che possiamo fare, e che dobbiamo fare, è parlarne, denunciare e supportarle, insistere e combattere per leggi che CI proteggano e che condannino ogni tipo di violenza. Non è possibile doverCI nascondere, avere paura, piegarCI davanti a uomini violenti e a delle guerre che non CI appartengono e che non abbiamo mai voluto.
Durante la Grande Guerra, le donne indossarono per la prima volta le divise e diventarono visibili alla società ricoprendo ruoli importantissimi. Fu una delle prime occasioni di avvicinarsi a qualche tipo di emancipazione e parificazione dei diritti.
Durante la Seconda Guerra mondiale, nacquero le figure delle “staffette partigiane“, donne messaggere, spie e trasportatrici di armi. Le donne erano anche mamme, infermiere, maestre, sarte, levatrici, cuoche, contadine. Durante il periodo fascista, migliaia di donne vennero recluse nei campi di internamento.
È quasi impossibile reperire informazioni e numeri sulle violenze subite dalle donne africane durante l’occupazione italiana, ma alcuni lavori letterari come “Regina di fiori e di perle” di Gabriella Ghermandi (2007) descrivono la rappresentazione delle donne nell’immaginario italiano e fascista, e gli stupri e le violenze inflitte dai colonizzatori italiani sulle donne africane. La donna era vista come “la Venere nera“, ridotta al colore della sua pelle e alla sua sessualità, unica identità della donna africana. Il possesso del corpo delle indigene era metafora del possesso territoriale. Dal 1870 (anno dell’invasione del Corno d’Africa) al 1960, l’Italia trovò il modo di legalizzare stupri e violenze sulle donne e bambine dei Paesi colonizzati con il “madamato”, termine con cui si indicava la relazione di indole coniugale (concubinato) tra un cittadino italiano e una donna/bambina nativa delle terre colonizzate, chiamata, appunto, “madama”.
In Afghanistan, la guerra dura da così tanti anni che la maggior parte della popolazione non ha mai vissuto in un contesto di pace, e donne e bambin* non hanno accesso all’istruzione e alle strutture sanitarie. Più del 60 percento dei minori esclusi dal sistema scolastico sono bambine, e le adolescenti vengono obbligate a sposarsi anche prima dei 15 anni. Le donne afghane subiscono abusi da quando sono bambine e non hanno accesso all’educazione sessuale e riproduttiva.
In Somalia, le donne sono vittime di crimini di guerra, di abusi e violenze dal 20 luglio 2006. Dalle ultime notizie sul paese pubblicate da Amnesty, si legge che “spesso gli attacchi erano poco denunciati a causa del clima d’impunità, oltre che per lo stigma e la paura associati a questo tipo di reato, che impediva a molte sopravvissute di cercare di ottenere giustizia.Nel periodo compreso tra maggio e agosto, le Nazioni Unite hanno documentato 45 episodi di violenza sessuale legata al conflitto contro quattro donne e 41 ragazze, compiuti in maggioranza da uomini armati non identificati. Ad aprile, due bambine, di tre e quattro anni, sono state stuprate vicino ad Agooye e abbandonate con gravi lesioni in un campo vicino.
A settembre, l’opinione pubblica è stata scossa dal presunto stupro di gruppo e omicidio della diciannovenne Hamdi Mohamed Farah, avvenuto a Mogadiscio. I suoi aggressori l’avrebbero fatta precipitare da un edificio, uccidendola. Le autorità hanno dichiarato che nell’arco del mese di settembre erano stati arrestati almeno 11 sospetti in relazione al caso. Ad agosto, nonostante l’annunciato impegno delle autorità di voler rafforzare la legislazione vigente al fine di tutelare donne e ragazze dalla violenza sessuale, il Parlamento Federale ha presentato una proposta di legge sui crimini correlati ai rapporti sessuali, le cui disposizioni violavano le norme e gli standard internazionali e regionali riguardanti il reato di stupro e altre forme di violenza sessuale. La proposta inoltre conteneva definizioni improprie dei reati e non forniva un’adeguata protezione alle sopravvissute a uno stupro e ad altre forme di violenza sessuale”.
Dal 2015, in Yemen, è in atto la più importante crisi umanitaria al mondo e oltre il 25 percento della popolazione uccisa dai bombardamenti sono donne e bambin*, senza contare tutti gli stupri e gli abusi.
In Ucraina, le donne si occupano dei bambini, impugnano fucili e rischiano di diventare vittime di una storia non raccontata. Dal 24 febbraio 2022, i soldati russi violentano donne e bambine ucraine. “Quando i soldati stuprano le donne nei territori occupati, e abbiamo diversi casi, è chiaramente difficile parlare dell’efficacia della legge internazionale”, ha affermato lo scorso 4 marzo il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.
Si dice che ci vorranno almeno 136 anni per arrivare alla parità di genere, per riconoscerCI pari con tutte le nostre differenze.
Sperando che tutto questo cambi rapidamente, noi vogliamo dare il nostro piccolo contributo in quanto Donne, vogliamo servirci delle nostre competenze redazionali e della nostra possibilità di “parlare al mondo” per ricordare a tutti l’importanza di questa Giornata, l’importanza delle Donne e della parità di genere.
Diamo voce a chi non può averla. Rispettiamo le Donne, il loro essere, le loro capacità, la loro bellezza e le loro diversità. Includiamole nella vita, nel lavoro. Facciamole sentire parte della società in ogni gesto. Mettiamo quella desinenza finale alla fine di un sostantivo nella mail che dobbiamo mandare. Applichiamo tutti quei minimi accorgimenti che fanno la differenza. Viva le Donne e viva le Donne che hanno il coraggio di rompere il silenzio. 🏳️🌈🌻


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